1) Aumenta la frequenza del respiro.
Perche? Trovando meno ossigeno a disposizione nell'ambiente, il nostro corpo aumentando la frequenza del respiro (iperventilazione), importa nei polmoni una quantità di ossigeno maggiore che mette al servizio del sangue in modo da bilanciarne la carenza dell'esterno. E' una risposta immediata.
2) Aumenta la frequenza del battito cardiaco.
Perchè? Nonostante il buon lavoro dei polmoni, il cuore decide di fare la sua parte aumentando la frequenza cardiaca in modo da far circolare più rapidamente il sangue, responsabile del trasporto di ossigeno a tutto l'organismo, così da far arrivare a muscoli e organi la loro quantità necessaria per le attività richieste. E' una risposta immediata.
3) Aumenta la secrezione di eritropoietina (EPO).
Perchè? Nel dubbio di una buona resa, in un secondo momento, interviene anche il rene che, aumentando la secrezione di EPO innalza il numero di globuli rossi, regalando così al sangue la possibilità di traspostare più ossigeno nel suo flusso. E' una risposta tardiva.
Ma che cos'è questo famoso EPO sempre sulla bocca di tutti? (ciclisti compresi...)
L'eritropoietina, amichevolmente chiamata EPO, è un ormone che viene secreto dal rene ed è in grado di inibire l'apoptosi (il processo di distruzione) delle cellule destinate e diventare globuli rossi, così facendo, quasi tutte le cellule raggiungono lo stadio di globulo rosso maturo che, tramite l'emoglobina al suo interno, è il vettore dell'ossigeno.
E' dunque automatico che aumentando il numero di trasportatori di ossigeno aumenti la capacità del sangue di trasportarlo, astuto meccanismo per contrastare una diminuzione di questo nell'ambiente di alta quota. (trobosi?)
Talvoltà però, tutte queste precauzioni attuate dal nostro corpo possono non essere sufficienti per contrastare le variabili offerte dall'alta quota, specialmente se l'incontro con l'aria rarefatta avviene bruscamente e così scivoliamo incontro al mal di montagna.
Come effettuare un buon processo di acclimatazione?
Il metodo più efficace per ridurre al minimo i disturbi della quota è quello di programmare una lenta ascesa, l'ideale sarebbe 300 m di dislivello al giorno una volta raggiunta la quota di 3000 m.
Siccome già so che nessuno si attiene a queste indicazioni può essere di buon aiuto la profilassi con Acetazolamide (Diamox) 250 mg ogni 12 ore cominciando 24 ore prima della salita. Altrettanto importante anche se banale è l'idaratazione, cercando di arrivare a bere sino ai 2 l al giorno.
Nonostante questo nei primi 3-4 giorni a quote superiori i 3000 m, o a salti di quota notevoli successivamente sarà comune avere mal di testa pulsante, localizzato a livello delle tempie o della cervicale, e disturbi del sonno con difficoltà a fare sonni lunghi e riposanti, ma ciò non deve spaventare poichè sono normali segni del nostro corpo dovuti alla diminuzione di ossigeno in attesa che tutti i meccanismi visti prima si completino e si instauri una buona acclimatazione, il che impiega circa 72 h.
E' normale anche se utilizzate il Diamox aver sensazioni un pò fastidiose di parestesie (formicolii) alle mani e ai piedi, come di dover urinare molto. A parer mio, soprattutto se salite in quota velocemente, la profilassi con il Diamox andrebbe effettuata.
Dai protocolli viene così classificata:
media quota 1500-2500m,
alta quota 2500-3500m,
altissima quota 3500-5800m,
estrema quota + 5800m.
Con il variare di queste altitudini il nostro corpo si trova ad affrontare variabili fisiche atmosferiche di notevole importanza.
Prima fra tutte, la riduzione della pressione parziale di ossigeno (meno ossigeno è presente nell'aria), che ci porta a parlare di ipossia; acuta quando si instaura in un periodo molto breve (giorni); cronica se in un tempo più dilatato (mesi). I
noltre avremo una diminuzione della pressione barometrica, della densità e dell'umidità dell'aria ed un aumento della viscosità cinematica dell'aria.
Il nostro possente corpo italico trasportato in un ambiente così diverso dal suo dovrà pur attuare delle soluzioni per bilanciare queste variabili, e così mette in atto tutta una serie di meccanismi, alcuni più immediati e altri più lenti, che lo porteranno a poter svolgere le sue attività anche in questo ambiente.
Questo è il processo che viene definito acclimatazione.
Per voi viaggiatori bramosi del sapere ecco cosa avviene nella motrice corpo umano: