LESIONI DA FREDDO
Con l'abbigliamento tecnico oggi a disposizione per affrontare le grandi montagne le lesioni da freddo non dovrebbero più esistere. Purtroppo non è così, e questo perchè il freddo è molto sottostimato come nemico, e lui stesso un pò subdolo. Noi duri alpinisti e trekkers pensiamo che sia solo questione di sopportazione e di dover stringere i denti, lui intanto ne approfitta e comincia a fare danni che possono diventare irreversibili. Se i danni sono locali si parla di congelamento se generalizzati a tutto l'organismo ipotermia.
CONGELAMENTO
Interessa più frequentemente le parti periferiche, dita delle mani e dei piedi, naso, orecchie e guancie. I tessuti superficiali vengono congelati per un'estensione e una profondità variabile, dipendenti dall'intensità e dalla durata del freddo.
Gradi di congelamento
* I grado o frost nip (morso da gelo):
Viene interessato solo lo strato cutaneo, in maniera reversibile (no danni permanenti).
La parte colpita è pallida, fredda e non dolente.
Cosa fare? Intervenire subito con massaggio, frizione con alcool, riscaldamento graduale della zona interessata fino alla ripresa della circolazione e del colorito normale della cute. NB!!!
Il fatto che la lesione non sia dolente per l'anestesia alla quale vanno incontro i tessuti fa si che molti trascurino questo stadio per andare incontro ai successivi.
* II grado o superficiale:
Viene interessata la cute e i tessuti sottostanti che appaiono rosso-bluastri e gonfi, si avverte un senso di puntura e bruciore e dopo 24-36 ore compaiono le bolle.
Cosa fare? Le bolle, se possibile, vanno lasciate come sono o possono essere bucate in ambiente sterile per togliere il liquido, lasciando però la cute della vescicola sopra che funge da difesa. Questo permette di evitare sfregamenti successivi che possono romperle in modo non asettico.
Io utilizzo aghi da insulina per aspirare il liquido, così si crea un discreto sottovuoto che fa aderire bene la cute della vescicola. Medicare con garza e cerottone, mi raccomando la garza in modo che quando si cambia la medicazione, almeno una volta al giorno, non si strappi via la cute lesa.
* III grado o profondo:
Lesione ormai grave, con necrosi dei tessuti molli come muscoli, tendini e talvolta anche osso. La parte colpita è gonfia, dolente, di colore bluastro o grigio.
Cosa fare? Ogni manovra sul campo è inutile, richiede l'ospedalizzazione. NB!!! Il riscaldamento della parte lesa, soprattutto se si tratta dei piedi, può complicare il trasporto poichè causa gonfiore e dolore intenso da non riuscire più a camminare mentre con la parte anestetizzata il dolore non si avverte.
La necrosi è già instaurata, in questo caso è più importante un trasferimento veloce che un intervento terapeutico sul luogo. In ambiente attrezzato si può procedere a : -riscaldare la parte lesa con panni o borsa dell' acqua calda 38-40 gradi per 20 minuti -somministrare bevande calde -terapia con Aspirina -terapia antibiotica di profilassi -disinfezione e fasciatura
Se il congelamento ha raggiunto questo stadio è una situazione molto delicata per la possibilità di recupero della necrosi, conviene quindi non improvvisare e lasciare gestire la situazione a mani esperte.
La terapia migliore per il congelamento rimane la PREVENZIONE. Fare molta attenzione a:
*esaurimento fisico, fame, ferite e ipossia che sono fattori predisponenti *utilizzare indumenti comodi con una buona traspirazione
*viso e collo particolarmente protetti
*scarpe asciutte e non strette
*guanti a dita unite
*evitare zone molto esposte al vento
*evitare lavori pesanti che inducano iperventilazione (perdita di calore per evaporazione)
IPOTERMIA
I sintomi dell'ipotermia si manifestano quando la temperatura centrale del nostro organismo scende sotto i 35°C. Se ci esponiamo molto al freddo come prima cosa aumentiamo la produzione di calore mediante violenti brividi e ne limitiamo la perdita con una vasocostrizione generalizzata.
Avremo un aumento della frequenza cardiaca, della frequenza respiratoria e della pressione. Se la situazione di freddo permane la nostra temperatura interna scende ancora e cominceranno a manifestarsi i disturbi mentali, si smette di attuare misure protettive contro il freddo, arriva una forte sonnolenza e l'abbandono ad ogni reazione, per poi arrivare al coma. Per queste modalità viene definita la dolce morte o morte bianca.
NB!!! Non abbandonare mai in situazioni critiche di freddo un compagno da solo, anche se sotto sua suggerimento, potrebbe essere già nella fase di ipotermia.
Cosa fare?
*porre il soggetto al riparo dal vento
*togliere gli indumenti bagnati o sudati e metterlo in un sacco a pelo coprendo anche il volto
*somministrare bevande calde
*somministrare ossigeno
*effettuare bagni tiepidi
*non somministrare bevande alcoliche
Naturalmente la cosa più importante rimane il trasporto veloce in ambiente ospedaliero, la fase di riscaldamento è comunque molto critica poichè se effettuata troppo bruscamente può causare gravi complicanze (aritmie ventricolari).