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Italia - Trekking - Dolomiti - Alta via della Grande Guerra, Guide Star Mountain

Codice viaggio: ITDGG
Paese: Italia
Area geografica: Dolomiti
Gruppo montuoso: Dolomiti
Gruppo:min. 4 
Durata:7 giornate
Impegno: 3
Per chi: escursionisti
Stagione da Giugno a Settembre
Quota iscrizione: 15,00 €
Quota: 770,00 €
La quota comprende : Programma su richiesta
Informazioni pratiche: - Le ore di cammino indicate sono quelle effettive.
- l programma pu subire variazioni a causa di maltempo o altro a giudizio insindacabile della guida al fine di garantire la logica effettuazione dell'tinerario e garantire la sicurezza dei partecipanti.
- I rifugi dolomitici sono noti per il loro comfort rispetto a quelli daltre zone. Tuttavia a chi fosse alla sua prima esperienza di questo tipo, ricordiamo che non si tratta di hotel ma di semplici alberghetti di montagna ubicati ad alta quota.
- Richiedendolo allatto delliscrizione  possibile la sistemazione (solo dove possibile) in camera singola/doppia con servizi, pagando un supplemento.
Equipaggiamento: - imbragatura
- 2 cordini per via ferrata+dissipatore (min. 8 mm di diam.)
- 2 moschettoni casco
- bastocini telescopici (utili ma non indispensabili)
- scarponcini da trekking
- giacca a vento (gore-tex o affini)
- maglieria in tessuti termici o camicia pesante, biancheria con ricambi
- tutta o abbigliamento leggero da rifugio
- piccola trousse da toilette
- ciabatte da riposo
- borraccia o thermos
- lampada frontale
- eventuali medicinali di uso personale
- zaino 40 lt.
Calendario partenze 2008
Italia - Trekking - Dolomiti - Alta via della Grande Guerra
Lungo il fronte della Grande Guerra 15-18

Nei tristi anni che videro l'Italia contrapporsi agli eserciti tedesco ed austro-ungarico sul fronte dolomitico, i soldati dei tre distinti eserciti si prodigarono per rendersi la vita in alta montagna meno dura possibile, lungo una linea che comprendeva le cime più alte, le valli principali e secondarie e molti villaggi. Le valanghe di neve, le frane di rocce ed il dovere presidiare costantemente vere e proprie pareti verticali dove i soldati stavano letteralmente appollaiati come aquile, furono le principali cause di morte, ancor più del fuoco nemico che semmai si aggiungeva a questi pericoli sempre incombenti. Dover montare la guardia nel silenzio dell'alta montagna costituiva assurdamente il pi terribile dei compiti, specie la notte, durante il quale ogni pi sommesso rumore poteva segnalare tanto la presenza di un cecchino nascosto, quanto il salto di un camoscio, la caduta di un sasso o il precipitare di una slavina Quello che i soldati fecero sul fronte dolomitico (e non solo) ha dell incredibile e dell affascinante: lunghe gallerie scavate nella roccia viva a colpi di mina e piccone, ponti sospesi per superare paurosi abissi, postazioni e ricoveri letteralmente appiccicate a pareti impressionanti sono solo alcune delle opere che oggi si possono ancora vedere. Alcune nel loro stato originario ed altre ristrutturate e trasformate in museo a cielo aperto come sul Lagazuoi, sulla Marmolada, sulle Tofane e sul Col di Lana. Ma le emozioni pi forti le riservano quei segni sul terreno che riportano a quei drammatici giorni: la scritta su una roccia di una sentinella che pensava alla morosa, la gavetta nascosta in un anfratto, una piccola postazione sospesa, una scarpa, un elmetto, un bottone della divisa, bossoli e proiettili a volte ancora inesplosi, il piolo di una scala, lo spezzone di cavo metallico utile a superare un tratto pi esposto tutti elementi che i luoghi meno battuti possono ancora presentare. E proprio sugli ultimi elementi poc anzi descritti vorremmo soffermare l attenzione: pioli di scale e cavi metallici, oggi elementi tanto dibattuti tra chi  favorevole e chi  contro le Vie Ferrate. Noi crediamo che le Vie Ferrate costruite per fare vendere pi salsicce ai rifugi dei dintorni siano solo dei percorsi artificiosi che nulla hanno a che fare con l alpinismo n con la passione per la montagna, ma quelle Vie che nacquero per mano dei soldati che, loro malgrado, dovevano muoversi con relativa sicurezza lungo versanti pericolosi ed esposti e che oggi troviamo ancora percorribili, sovente dopo interventi di restauro, vanno considerate come dei testimoni silenziosi di un epopea umana drammatica e che non si pu dimenticare. Una volta di pi, percorrendo queste zone, ci si interrogher sugli orrori di tutte le guerre mentre magari ci si gode uno stupendo panorama perch questi luoghi sono tutti esteticamente straordinari, e attraverso la conoscenza di ci si potr dare un piccolo contributo alla Pace. L itinerario che abbiamo studiato e lungamente percorso e collaudato di persona durante centinaia (quando non migliaia) di ascensioni e camminate nei vecchi luoghi di guerra, riteniamo rivesta notevole importanza storica oltre che alpinistica ed escursionistica e lo riteniamo adatto a quelle persone che amino coniugare la pratica della montagna alla conoscenza della storia di eventi che purtroppo si sono svolti e che sarebbe sciocco dimenticare. Cos le gesta del Tenente Kall, del Capitano Martini, dell Alfiere Schneeberger, del Capitano Andreoletti, del Tenente Malvezzi e del Caporale Dimai, diverranno palpabili mentre ci si inerpicher lungo ripidi sentieri e ardite Vie Ferrate, con la vostra guida alpina che avr pi di un aneddoto da raccontarvi, un consiglio da darvi e, perch no, la voglia di bere con voi un buon bicchiere nelle serate ai rifugi.

Video e libro: Vivalda ha riproposto il capolavoro di Luis Trenker Montagne in Fiamme nella sua collana Capolavori del Cinema di Montagna www.cdavivalda.it e Praxis 3 di Bolzano pubblica il romanzo dello stesso autore con il titolo Dolomiti in Fiamme.

Spirito dei Tour Alpini
Questi nostri programmi itineranti nei gruppi principali delle Alpi hanno due scopi: visitare e scoprire i grandi massicci alpini e imparare i fondamentali della progressione su roccia pi semplici. Qui la guida svolge un ruolo di coordinamento e insegnamento. I partecipanti si muoveranno lungo il percorso sotto la direzione della guida che oltre ad indicare la via, fornir spunti didattici, corregger eventuali errori e metter in atto misure di sicurezza aggiuntive sui mauveais pas disponendo i partecipanti in cordata oltre che autonomamente assicurati al cavo metallico della via. I partecipanti sono tenuti a rispettare fedelmente le indicazioni della guida in materia di sicurezza e di comportamento su terreno di alta montagna. La guida pu allontanare un partecipante la cui permanenza nel gruppo possa mettere a repentaglio la sicurezza degli altri partecipanti. Pu anche escludere da unascensione un partecipante che dimostri di non esserne allaltezza.



Programma giornaliero

Giorni

Itinerario

pernott

sist

1

Ritrovo presso il rifugio A. Dibona alle Tofane 2083 m.(raggiungibile in auto da Cortina d’ Ampezzo) alle ore 18.00. Incontro con la guida, controllo dei materiali e degli zaini (perché non siano troppo pesanti), cena e pernottamento in rifugio.

Rifugio

D

2

Risalito il Vallon Tofana si devia a ovest percorrendo il sentiero che costeggiando tutta la parete sud della Tofana di Rozes conduce ai piedi del Castelletto a 2300 m. Si raggiunge la forcella di Rozes 2633 m. attraverso la galleria scavata dagli Alpini (ca. 2 ore dal rif.) e poi si prosegue sul versante Travenanzes lungo una grande cengia ghiaiosa. Al suo termine inizia la Via Ferrata Lipella che in ca. 5 ore di entusiasmante arrampicata e camminata su cenge esposte e sempre attrezzate con cavo metallico, giunge all’ anticima della Tofana di Rozes. Da qui camminando lungo la cresta nord di questa cima imponente lungo un ripido sentiero si raggiunge la cima a 3225 m. Dalla cima si scende camminando sul versante nord est per la via normale (sentiero con qualche saltino roccioso) fino al Rif. Giussani 2580 m. presso la spettacolare Forcella Fontana Negra, ai piedi della Punta Giovannina proprio nel cuore del massiccio delle Tofane.

Rifugio

BD

3

Si lascia il rifugio per scendere lungo il vallone del Masarè tra trincee e grandi massi fino ad una scala metallica costruita durante la guerra che permette di raggiungere il fondo della Val Travenanzes (ca. 1 ora) 2000 m. Da qui un ripido sentiero zigzagante si inoltra nel Cadin di Fanis e poi sulle pendici orientali del Monte Cavallo. Superata la forcelletta (ca. 3 ore) posta tra la cima del Cavallo e del Casale a 2984 m. si entra nel Vallon Bianco dirigendosi verso le cime di Furcia Rossa dove si snoda il percorso attrezzato detto “Via della Pace” che arriva fino alla Cima Vallon Bianco 2684 m. (ca.3 ore) dalla quale si scende in direzione dell’ Alpe di Fanes per giungere all’ omonimo ed accogliente rifugio 2050 m. (ca.2 ore).

Rifugio

BD

4

Dopo la tappa più dura ce ne concediamo una più rilassante attraverso l’ Alpe di Fanes Grande che, oltrepassata la Forcella del Lago 2486 m. ci porta nell’ Alpe di Lagazuoi dove troviamo il Rifugio Lagazuoi (ca. 4 ore)posto sulla cima del Lagazuoi Piccolo a 2752 m. Se si arriva in tempo si può visitare in discesa la galleria elicoidale che scende nelle viscere della montagna fin nei pressi di Passo Falzarego da dove è possibile ritornare al rifugio mediante la funivia.

Rifugio

BD

5

Dalla cima del Lagazuoi Piccolo si scende sulla Cengia Martini con sentiero attrezzato che arriva al Passo Valparola 2168 m. (ca. 1 ora). Da qui ci si porta verso il Passo Sief a 2209 m. e si sale la cima di questa modesta montagna che è collegata alla cima Col di Lana 2452 m. mediante una cresta attrezzata con cavi.
Dalla cima del Col di Lana si scende a Livinallongo 1470 m. dove si pernotta in paese in hotel.

Hotel

BD

6

Raggiunta Arabba (6 km) in bus, con la funivia si sale a Porta Vescovo a 2478 m. da dove inizia la Via Ferrata delle Trincee che termina nei pressi di Paso Padon 2369 m. in vista del ghiacciaio della Marmolada. Si scende a Passo Fedaia 2050 m. ed in bidonvia si sale al Rif. Pian dei Fiacconi 2626 m. ai piedi del ghiacciaio della Marmolada (possibilità, per chi lo desideri di noleggiare ramponi e piccozza in modo da non doverli portare con se per tutto l’ itinerario) dove si pernotta.

Rifugio

BD

7

Ci si porta alla Forcella Marmolada 2896 m. per risalire la Via Ferrata della Cresta Ovest fino alla cima più alta delle Dolomiti 3348 m. da cui si scende per la via normale del ghiacciaio rientrando allo stesso rifugio (possibilità di lasciare parte del bagaglio per salire leggeri). Ridiscesi in bidonvia al Passo Fedaia: scioglimento del gruppo. Nota: partendo dal rifugio di buon mattino si rientra a valle nel primo pomeriggio in modo di avere tempo per eventuali viaggi di rientro a casa.

 

 


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