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Alpinismo e trekking in Nepal, Guide Star Mountain
Trekking dell'Everest
di Monica Ghezzo - Ottobre 1999
Un trekking di 15 giorni in Nepal, lasciatemelo dire, non è una passeggiata. Per arrivare pronti a questo, io e Franco, compagno di vita e di... imprese (leggi viaggi e mete realizzati in bici a piedi di corsa) da ormai 13 anni, abbiamo iniziato ad allenarci fisicamente e mentalmente dall'11 ottobre 1998. A dire il vero la nostra meta era il Sud America, per un tentativo al Cotopaxi e al Chimborazo ad esempio (con una puntatina rilassante alle Galapagos suggerivo io...) poi l'occhio è caduto su un annuncio in non so quale pagina della rivista del CAI. C'era il trekking, c'era l'arrivo alla piramide del CNR, che chissà perché da anni mi interessava, tanto da consumare (e propinare al malcapitato Franco) innumerevoli buste di liofilizzati Buitoni (o Star?) rei di proporre un concorso il cui primo premio consisteva appunto in un viaggio alla piramide, tempo fa. C'era un continente nuovo da vedere, c'era l'ascensione ad un 6000 "facile" a solleticare anche l'interesse di Franco, e poi un 6000 è prestigioso, parola di Stefano compagno genovese di questa avventura. Dopo una mail di prime informazioni a cui Marcello Cominetti rispose subito era fatta. Da allora conti-ferie, allenamenti mirati, vaccinazioni, materiale da rinnovare o comprare integralmente, tutte cose che ci hanno impegnato per sei mesi buoni, poi la partenza. Ed ora che siamo già tornati è tempo di bilanci.
Uno splendido viaggio accompagnato da un altrettanto splendido tempo. Undici i partecipanti, forse un po' troppi per vivere gomito a gomito notte e giorno per quindici giorni senza far scoppiare litigi e veder comparire musi lunghi. Ma se pure qualche lieve attrito c'è stato, devo ammetterlo, è stato contenuto: forse eravamo tutti troppo presi dal paesaggio veramente affascinante, dal caldo torrido durante il giorno e dal freddo intenso dopo il tramonto, dal problema delle toilet (durante la giornata si sentivano spesso volare fra il gruppo frasi del tipo "Hai provato quella dell'ultimo lodge? Era passabile? Sei andato...?") che molto spesso era l'unico problema.
Eravamo un gruppo molto vario, dai 31 ai 67 anni, dal padre e figlio alla coppia, agli amici, ai single, tra cui tre medici su cui potevamo contare, "sfruttandoli" doverosamente ad ogni insorgere di piccolo problema. Il fatto di trovare ogni sera una tenda a due soli posti è stato per me fonte di sorpresa e di felicità, una volta montato il campo era un posto in cui potevo ritrovare le nostre cose e le nostre abitudini tanto da farmi sentire "a casa", ed è servito molto a mantenermi rilassata e serena il giusto per tutta la durata del trekking. Grazie alla fornitura di acqua calda mattutina sono riuscita a lavare i capelli anche al campo di Pheriche a 4243 metri, qualcuno ha anche fatto delle docce nei lodge lungo il percorso. L'unico mio lavaggio integrale, alla piramide, allettata dal comfort di due notti tra mura di legno, è finito purtroppo tragicamente grazie ad un inglese maleducato e alla fine improvvisa dell'acqua calda - credo abbiano sentito le mie urla e le mia imprecazioni fino a Lukla - cosa che mi ha garantito lo sfottimento per due giorni della troupe RAI che soggiornava con noi in piramide.
Il trekking: la valle del Khumbu è splendida, ad ogni passo si scoprono angoli suggestivi, piante fiorite o sfiorite dai colori brillanti o già autunnali, terreni terrazzati per le coltivazioni, la vista delle stelle alpine basse basse attaccate al terreno dai 5000 in su è stata una sorpresa piacevole, un pezzetto delle nostre Alpi che arrivava fino a noi portando forse un po' di nostalgia dopo diversi giorni fuori casa, la gente è gentile e sempre sorridente anche i portatori (e visti i carichi viene da chiedersi "ma cosa avranno da ridere?"), forse è proprio vero che questo lavoro è ambito grazie alla buona retribuzione (seimila lire al dì!). E poi le montagne, quelle per cui tutti noi eravamo lì, per respirare l'aria dei mitici 8000, quella che per la maggior parte di noi resterà tale, eccoli che spuntano a poco a poco. Ma come è piccolo l'Everest visto da qui e quanta poca impressione desta su di noi, ben più temibile appare l'Ama Dablam, a cui giriamo intorno, e nei primi giorni i nostri pensieri sono tutti lì e al gruppetto capitanato da Cominetti e Fisher che si è separato da noi proprio per attaccare l'Ama. È stato tutto perfetto, il tempo splendido (devo averlo già detto ma siamo stati proprio fortunati tre settimane di bel tempo!) e meno male perché non oso immaginare che cosa deve essere camminare su quei sentieri con il fango e la pioggia, il posto come lo immaginavo e lo speravo, la compagnia buona, Franco ed io siamo arrivati dove volevamo lui sull'Island Peak ed io alla piramide prima e sul Kala Pattar poi, che sarà pure un birignaccolo (commento del dottor Marco da Firenze) visto in confronto del Pumori ma che è pur sempre alto 5545 metri ed è il mio record di altezza attuale (perché porsi dei limiti?).
Abbiamo conosciuto tante persone, a parte i nostri compagni di avventura alcuni dei quali spero di rivedere in futuro: Armin Fisher che abbiamo accolto con un applauso, e una minestra calda, nella tenda mensa del campo a 4000 metri noi già sulla via del ritorno la sera stessa del suo tentativo riuscito all'Ama, Bill il suo cliente e la bella moglie un po' spaesata con i loro 50 chili di barerete energetiche (ce ne avessero offerta una!), il comandante della piramide con i suoi esami per l'ossigenazione del sangue e i suoi modi bruschi, il peruviano incontrato al campo base dell'Island Peak dispiaciuto per essere stato male nella notte e aver dovuto rinunciare alla salita, il nostro sirdar saltellante sul Kala Pattar a stringerci la mano urlando "Welcome on the very best Kala Pattar!" dopo avermi aiutato a tirar fuori dallo zaino e indossare il piumino (c'era un vento gelido) e i moltissimi altri monaci turisti indigeni con cui durante il percorso ci scambiavamo un saluto un sorriso una stretta di mano.
Ringraziamenti: a tutti i compagni di viaggio, in particolar modo Andrea che con le sue "uscite" ci faceva spesso scoppiare a ridere, a Luca con il suo repertorio inesauribile di canzoni (3: Credo, Volo via, la "mitica" Fiumi di parole) e a Cristiano nostra guida, che ci ha portati la dove volevamo sopportandoci tutti (più o meno) pazientemente.
Portfolio immagini per: Nepal

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Nepal - Ama Dablam

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