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Reportage dal Super Monte Bianco
Sei giorni a piedi dal fondovalle alla vetta del re delle Alpi - Di Cristiano Delisi
Mal tollero il camminare fine a se stesso, le escursioni in giornata sali e scendi, avanti e indietro. Adoro però il viaggio a piedi, soprattutto se presenta qualche piccola difficoltà. Andare lentamente da qui a lì e poi da lì a là, un po' alla volta, tappa dopo tappa, di rifugio in rifugio, di villaggio in villaggio, ogni arrivo una nuova partenza senza sentire il bisogno quotidiano di finire, terminare, arrivare.

Ci sono stati anni in cui ho speso molto del mio tempo al Monte Bianco, tempo dedicato in massima parte a far salite. Seduto su un terrazzino, con il distacco mentale tipico dell'assicuratore lo sguardo a seguire linee, creste, morene, sentieri, osservavo valli, ghiacciai e vette. Senza sapere perché, senza cercare alcunché, piano piano, calzando i ramponi, fumando una cicca su un sasso, bevendo una birra al rifugio, la geografia del massiccio si svelava, chiara, logica, ovvia.

Una decina di anni fa, più o meno copiando colleghi europei, più o meno intuendo un filone professionale cercavo itinerari alpini d'alta quota per arricchire con qualche proposta sfiziosa e di lunga durata il mio catalogo ma il Monte Bianco non si offriva facilmente, girargli intorno sì ma non attraversarlo. I maggiori bacini glaciali non sono collegati, nessun colle facile, solo onnipresenti sbarramenti di granito e ghiaccio, e poi il problema degli accessi. Ormai ci siamo abituati alle funivie, per carità lasciatele pure lì, ma volevo arrivare nel cuore del massiccio con il minimo di mezzi di risalita. E poi il ghiacciaio del Gigante non mi sembrava proprio un punto di partenza corretto per quello che avevo in mente.

C'è uno spicchio di Monte Bianco, meno alto, meno eroico, meno cantato, meno conosciuto. E' targato CH, un angolo di valli riservate, di scorci da scatola di cioccolatini, di turismo quieto, lontano dal circo di Chamonix e dallo struscio di Courmayeur. Le vette sono più basse, i ghiacciai più mansueti, la gente pacata, una montagna dove "plaisir" è sicuramente una parola più corretta di "extreme". Una sorta di giardino sul retro, di entrata secondaria perfetta per avvicinarsi al re delle Alpi in punta di piedi, senza squilli di tromba, senza sfilate, senza architetture solenni. Un'entrata perfetta, un avvicinamento morbido, graduale e non drammatico al regno dell'arido splendore dell'alta quota.

Una magnifica entrata per un itinerario che permette, senza particolari difficoltà tecniche, di vagare attraverso il massiccio più bello del mondo (a mio insindacabile giudizio), e, avendo visitato tutte le stanze più prestigiose dell'esposizione, salire alla vetta con una buona acclimatazione. L'impegno fisico non è poco, alcune tappe sono veramente lunghe, ma ci sono anche momenti di piacevolissimo riposo e tappe più brevi che permettono di recuperare energie. Da un punto di vista tecnico ci si muove su percorsi che possono andare da F a PD, ma la mancanza di vere e proprie difficoltà tecniche non deve far sottovalutare un ambiente che resta di alta montagna e che soprattutto in caso di maltempo alle quote più alte può presentare rischi notevoli.

Varianti e rimaneggiamenti sono sempre possibili ma a me piace così come ve lo presento, lo trovo logico ed equilibrato, in grado di permettere anche ai meno esperti, se adeguatamente allenati e guidati, di affrontare con probabilità di successo il re delle Alpi.

1° giorno

L'inizio è proprio escursionistico. Da Arnouva (1769 m), alla testa della Val Ferret (autobus da Courmayeur e possibilità di pernottare al Rif. Elena - tel. 0165.844688), si sale lungo i sentieri del Tour du Mont Blanc al Grand Col Ferret (2537 m) con un favoloso panorama che dalla parete Est delle Grandes Jorasses va fino al Dolent. Una lunga discesa tra pascoli, mucche e formaggi ci informa che siamo ufficialmente entrati in Svizzera. Una volta sul fondo valle si potrebbe arrivare in autobus a Praz de Fort punto di partenza della prossima tappa. Suggerisco però di fermarsi a Ferret (1700 m), una chiesetta e quattro case, per godersi la deliziosa "Pension du Col Fenetre" (tel. 0041.27.7831188), ristorante in giardino, camere e dormitorio a prezzi onestissimi. 4/5 ore.

2° giorno
Meta della seconda giornata, ancora escursionistica ma sicuramente più impegnativa, è la Cabane d'Orny (2840 m - tel. 0041.27.7831887) appollaiata sopra a un laghetto al bordo dell'omonimo ghiacciaio che scende dal Plateau du Trient. In autobus si va a Praz de Fort (1150 m), punto di partenza per i 1700 m di dislivello del Vallon d'Arpette de Saleina che ci aspettano. C'è un modo meno sportivo e più comodo di arrivare ma ve lo lascio da scoprire. Anche se si presenta ostica la giornata si può rivelare molto piacevole, un bel sentiero ripido fa guadagnare quota con regolarità prima attraverso boschi ricchi di mirtilli, poi per pietraie aperte e dominate dallo splendido monolito del Petit Clocher du Portalet e con begli scorci sul ghiacciaio di Saleina. Il rifugio, al centro di un'area di facili arrampicate è molto frequentato da gruppi di ragazzi di varie nazionalità europee. 6/7 ore

3° giorno
Il terzo giorno non offre dislivelli considerevoli ma un lunghissimo peregrinare verso una delle aree più belle e spettacolari del massiccio, il bacino del ghiacciaio d'Argéntière. Raggiunto e attraversato il Plateau du Trient ci si affaccia alla Fenêtre de Saleina (3267 m) all'estremità occidentale delle Aiguilles Dorées e con un breve pendio si scende sul ghiacciaio di Saleina di fronte agli incombenti seracchi della Nord dell'Aiguille d'Argéntière. Se ne attraversa la parte alta per raggiungere e attraversare il Col du Chardonnet (3323 m), uno dei pochi momenti "tecnici" del nostro itinerario e momento saliente della giornata, 50 m di canale a 50° (attenzione alle condizioni, pericoloso con poca neve, percorso alternativo per il ghiacciaio di Tour). Siamo adesso affacciati sul ghiacciaio d'Argéntière, dominato dalle grandi pareti Nord della Verte, delle Droites, delle Courtes e del Triolet. La discesa, assai lunga, ci porta dapprima a raggiungere il ghiacciaio a circa quota 2500 m, poi a seguirlo fino a dove precipita con un'immane seraccata. Roccette attrezzate e morene ci portano alla Croix de Lognan (1973 m) stazione intermedia della funivia dei Grands Montets. 10 e più ore. Non mancano le scelte di alloggio ad Argéntière ma io di solito mi fermo allo Chalet Noveau Grassonet (tel. 0033.4.50540187). Ostello a camerate, semplice e spartano, ma accogliente e dalle atmosfere un po' antiche.

4° giorno*
Una mattinata di riposo e tranquillità per godersi il fondo valle, tirare il fiato, lavarsi i calzini, ficcare il naso a Chamonix. L'impegno della giornata è raggiungere il rifugio del Requin (2516 m - tel. 0033.4.50531696) uno dei più antichi del massiccio nel bel mezzo della Mer de Glace e ai piedi delle Aiguilles de Chamonix. Si raggiunge facilmente Chamonix con il bus, fermata proprio davanti all'ostello, per andare a prendere il trenino di Montenvers (1913 m). La risalita della Mer de Glace anche se inizia in pieno caos turistico è uno dei percorsi più spettacolari e impressionanti che io conosca, Drus, Aiguille Verte, Grandes Jorasses, Aiguilles de Chamonix, Dente del Gigante… da farsi venire il torcicollo. La camminata si svolge prevalentemente sul ghiacciaio scoperto e scricchiolante per terminare con una breve ferrata che conduce al rifugio sotto l'incombente seraccata che sarà il compito dell'indomani. (3/4 ore).

5° giorno
La seraccata del Gigante va obbligatoriamente affrontata per raggiungere il rifugio dei Cosmiques (3613 m - tel. 0033.4.50544016). Né particolarmente difficile né particolarmente lunga la seraccata è però un labirinto abbastanza complesso che può richiedere parecchio tempo per trovarne il bandolo. Affrontata con calma e senza fretta si rivela uno dei tratti più divertenti e spettacolari di tutto il giro. Una volta superato questo ostacolo e superati i 3000 metri e si entra nella vastità del ghiacciaio del Gigante, dominato dalla Est del Mont Blanc de Tacul, e merlettato dalle guglie di granito rosso dei Satelliti. Un ampio giro verso Nord ci porta dapprima ad affrontare la salita del Col du Gros Rognon (3415 m), ad attraversare poi il plateau del Col du Midi al termine del quale raggiungiamo la nostra meta. Il rifugio dei Cosmiques moderno e tecnologico, è il vanto della Compagnie des Guides de Chamonix. Ai piedi dell'Aiguille du Midi e strategico punto di partenza per l'ascensione alla vetta del Bianco, è sicuramente il più confortevole e meglio organizzato rifugio d'alta quota che io abbia visitato e memorabili sono le cene che vengono ammannite. (4/5 ore)

6° giorno
Giornata conclusiva e meta ultima del nostro viaggio, i 4810 m della vetta del Bianco. Sveglia all 1.00, partenza alle 2.00. Una partenza in carovana che ormai non si può evitare, siamo proprio tanti a voler salire in vetta, il solito "stranimento" che accompagna le partenze a questi orari infelici, un pizzico di difficoltà a trovare il ritmo, un po' di attesa se la crepaccia terminale presenta qualche difficoltà. Poi finalmente si ingrana, la carovana si dirada, il pendio lungo e monotono è ottimo per rompere il fiato e finalmente si tocca quota 4000 sulla spalla del M. Blanc du Tacul. Una brevissima pausa prima di affrontare l'unico passaggio un po' tecnico, la crepaccia terminale ed il breve pendio che portano prima al Col du M. Maudit (4345 m) e poi al Colle della Brenva (4303 m) nella magia del primo sole. Il tratto finale, il lungo pendio regolare che conduce in vetta, sembra non finire mai e richiede tutta la perseveranza di cui disponiamo e, se tutto ha funzionato a dovere si tocca la vetta verso le 8.30.

discesa
La scelta della via di discesa merita una piccola dissertazione a se. La via del versante italiano – Aiguilles Grises, Rif. Gonella, Miage - è la scelta più elegante, richiede però uno stato di forma fisica non da tutti; quella dei Grands Mulets è consigliabile solo in caso di maltempo - è quella che fa perdere quota più velocemente - altrimenti è da evitare, oltre ad avere un tratto esposto a cadute di seracchi costringe ad attraversare la Jonction ormai diventata un micidiale labirinto; quella dell'Aiguille du Gouter è a mio avviso troppo affollata, il famoso canale sotto al rif. del Gouter conta troppe vittime ormai e oltre tutto passa nella zona più brutta del massiccio quindi…
meglio scendere da dove si è saliti verso il rif. dei Cosmiques, toccherà pure risalire all'Aiguille du Midi ma sarà proprio l'ultimo sforzo.

*Nota:dall’ estate 2004 non ci è più stato possibile percorrere la Mer de Glace a piedi per raggiungere il Rif. Cosmiques a causa degli enormi rischi che, il caldo delle ultime stagioni unito alle scarse precipitazioni nevose, presenta questo tratto di ghiacciaio.

Quindi il Rif. Cosmiques viene raggiunto in funivia da Plan des Aiguilles dopo una digressione al suggestivo Rif. Couvercle

Questa variante obbligata nulla toglie alla bellezza di un itinerario che resta tra i più ambiti delle Alpi per il suo interesse alpinistico e di vero e proprio “viaggio”.

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